I giovani e l'hifi

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myfisite
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I giovani e l'hifi

Messaggio: # 9980Messaggio myfisite
mer 16 ott 2019, 21:51

Durante il pranzo del meeting di Torino abbiamo avuto modo di conversare di diversi temi e uno di questi riguardava i giovani e il loro rapporto con l'alta fedeltà. Certo li vediamo tutti i giorni questi giovani con le cuffie e gli auricolari collegati allo smartphone, oppure con l'altoparlante bluetooth nello zainetto di scuola che passano veloci in bicicletta con quella nuvola di note musicali che li segue appresso. Di certo i giovani di oggi, come quelli di ogni epoca, amano la melodia, il ritmo e le canzoni. Allora perché questa passione non sfocia quasi mai nell'interesse per un buon ascolto attraverso un impianto ad alta fedeltà? I motivi possono essere vari e molti già emersi nella discussione di Torino: la dimensione sempre più "personal" e "fluida" della fruizione musicale, il mondo sempre più interconnesso, la vita frenetica e fuori dalle mura domestiche, la smaterializzazione dei supporti, l'assenza dell'alta fedeltà dalla pubblicità riservata ai giovani, la scomparsa dalle grandi catene di distribuzione elettronica, la facilità d'uso e la mancanza di fili degli apparecchi bluetooth, gli spazi ridotti in appartamenti sempre più piccoli, la carenza di soldi in questa crisi ormai decennale che colpisce in modo particolare non solo le fasce popolari ma ormai anche la media borghesia. Insomma, tanta sociologia e poca musica in questi ragionamenti. Ho provato a pensarci un poco più in profondità e ho cercato di ricordare come era il mio rapporto con la musica tanti anni fa. Mi ricordo che bastava veramente poco per sognare: un'autoradio da quattro soldi e una cassetta di John Denver trasfiguravano letteralmente una scampagnata al lago in un "coast to coast" in mezzo alle pianure americane; una piccola radio accesa sotto il letto era la colonna sonora delle mie notti; un radiolone stereo a cassette mi accompagnava mentre mi incaponivo sulle versioni latine. Quando si è giovani la musica entra direttamente nel cuore e poco importa della qualità di riproduzione di per sé. Credo che più o meno valga la stessa cosa ai tempi d'oggi ma mi pare di notare una certa differenza da allora. Quando infatti passai allo "stereo serio" (un compattone Irradio con delle casse a due vie in sospensione pneumatica spudoratamente copiate dalle AR) mi trovai subito a mio agio perché notai chiaramente una maggiore ricchezza di riproduzione dei miei dischi di Simon & Garfunkel, Queen, Pink Floyd, Dalla, Vasco, Ramazzotti. Per dirla in due parole, le hit musicali di allora suonavano bene sia sul radiolone che sullo stereo. Provate oggi a mettere Baby K e Rovazzi su un impianto esoterico ultra high-end; suoneranno che è una schifezza: il mediobasso senza calore, il suono piatto, il ritmo monocorde, le voci sintetiche. Poi cercate di spiegare al giovane di turno che è colpa della registrazione, che ci sono molte altre incisioni fatte meglio, generi musicali diversi. Nella maggior parte dei casi non vi capirà. Se mi avete seguito bene avrete quindi capito il problema: la musica deve prima passare dal cuore, non dalle orecchie. Non stupiamoci se i giovani di oggi se ne stanno ben lontani dall'alta fedeltà.
Marco A.

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